Sola

Sono sole sensazioni
Solitudini situazioni
Sento solo ‘sovrumani silenzi’
Senza schiamazzi suoni

Agnese Devoti (29 agosto 2013)

Immagine

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La morte

La morte mi attraversa ogni volta.
E nell’ultimo saluto mi interroga oltre ogni dolore.
Mi trafigge, logora, taglia, brucia.
È qualcosa che davvero sfugge ad ogni volontà.

Oggi l’ho rivista per l’ennesima volta in quel legno scuro lucido fiorito.
In quelle lacrime incessanti, in quelle parole dette, urlate silenziosamente.
Nelle preghiere non recitate, nelle centinaia di occhi velati e nella tristezza che legava tutti.
Ti ho vista prendere, rubare, un’altra vita.

Enrico era alla scuola materna con me e davvero ricordo ancora come il suo viso si infilava sempre nei miei sogni pomeridiani al dormitorio della scuola. Piaceva a tutte. Era bello. Punto.
Quello che ricordo meglio, di sogno intendo, era quello dove mi prendeva di notte la mano e mi dava un bacio.
Eh, ora da lassù conoscerai anche questo.

Lo ritrovai poi alle medie, in una altra classe.
Io ed Enrico non siamo mai stati “amici”. Mai un discorso, una uscita in compagnia. Forse qualche saluto, che perdemmo nell’età adulta, ognuno per la propria strada.

In questi giorni, tra il lunedì dell’incidente e oggi, giovedì, mi sono tornate in mente un sacco di cose. Lui, oltre che bello, e credo di non banalizzare tutto dicendolo, era anche un ragazzo intelligente. Di quelli che a scuola sono bravi. Di quelli che la mente non si ferma alla prima cavolata, ma lavora e produce. Era un artista intelligente. Era un musicista che componeva e si divertiva.

Ho scoperto oggi essere pure zio. Uno zio presente, che andava a scuola a prendere i suoi nipoti: era lo zio adorato dal maschietto. Penso che questa immagine mai vista, sarà anch’essa parte dei miei ricordi legata a lui.

Si dice che si scopre il valore di una persona quando è troppo tardi.
Ecco Enrico, io avrei voluto scoprirti prima. Ciao “amico”

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Veloce

Note cantate
vento nei capelli
mani aperte ad accarezzare
Veloce
l’alto verde.
Libertà!
È riprendere la bicicletta.
E assaporare luce e calore.
È pedalare.
Veloce.
E non attendere più
rossi e verdi.
È un solo sguardo
sul bianco tinteggio.
E tutto basta.
Libertà!
È sorridere immaginando.
Ed essere felice.
Veloce.

Agnese Devoti (4 giugno 2013)

via emilia

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Amati veleni

Tiepido dopo la grandine
il sole.
Fatica a splendere
il cuore.
Cerco tra le nuvole
calore.
Tempesta porta via
amari e amati veleni.
Estate, presto, vieni!

Agnese Devoti (3 maggio 2013)

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Donne

Noi. Questo lunedì mattina.
Io e lei, sedute al tavolo di un bar, con un caffè macchiato davanti ad ognuna di noi. Parlare. Trattenere una lacrima. Sorridere e soffrire.
Io e lei, telepaticamente distese ognuna sul proprio letto, a nascondere il viso nel cuscino, attendendo, disperando, vaneggiando pensieri e scrivendo parole.
Io e lei, ticchettio sul cellulare. Felice. Acerbo incontro. Giovane e spensierato.

Io. Cogliona. Ricordo una melodia.
“… certe giornate amare
lascia stare
tanto ci potrai trovare qui
con le nostre notti bianche
ma non saremo stanche neanche quando
ti diremo ancora un altro sì…”

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“Una goccia di splendore”

Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O Anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.

Dall’autobiografia “Una goccia di splendore” – F. De Andrè

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Riflessi e riflessioni

Alla compagnia preferisco l’amicizia. Prediligo i piccoli gruppi, perché son più intimi e veri i rapporti. Le chiacchiere, il caffè, le passeggiate a due. Perché io vivo le persone, amo le persone. Non le uso per la mia solitudine, non le cerco per la compagnia.

Necessito di incontri profondi, che mi rapiscano, che mi commuovano, che mi facciano gioire.
Chi si avvicina a me sentirà di poter godere di tutto questo. Chi non lo fa non saprà mai quello che si sta perdendo. E, nel tempo, perderà me.
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