Vivace e confusa…

Sto leggendo un libro…. Tanti capitoletti con brevi racconti di vita. Ne copio uno.
È un addio raccontato con uno stile vivace e confuso… un po’ come me… 😉

Le parole che non ti ho detto
Suono il campanello. Ciao. Sorrido.
Ho fatto la doccia, i miei capelli profumano, sono morbidi. Come piacciono a te.
Ti bacio le guance. Io. Tu non lo so.
Mi offri il divano ma io sto sulla sedia. Ti chiedo come va.
Te lo chiedo così, tanto per iniziare il discorso. In realtà sto per diventare un fiume in piena.
Se solo trovassi il coraggio.
Mi faccio dire quello che ti pare in attesa di una domanda che non so nemmeno se farai…
Devo trovare un pretesto per iniziare. Non ci riesco.
In macchina, prima, mentre venivo qui, sotto al semaforo e sbagliando pure strada, già ci pensavo: io ti voglio.
Il sabato mattina, quando vorrei tanto venire a suonare il tuo campanello e portarti la colazione.
La domenica sera, a guardare la tv con te.
Il lunedì no. Mi va bene non volerti il lunedì.
Poi però un bacio il martedì, un aperitivo il mercoledì, due chiacchiere il giovedì notte, a casa mia. Una birra, una canzone e fare l’amore il venerdì sera.
Ma in realtà non è questo quello che son venuta a dirti.
Perché non è certamente quello che tu sapresti accontentare.
Ti verrà più comodo e facile non farti più sentire come ti chiederò, non un messaggio
mattutino, non uno sguardo o una carezza. Non più le tue mani tra i miei capelli.
Perché? Se da una parte reggo benissimo l’incontro con te, la volta a casa tua o fuori a
pranzo, mi preparo, arrivo, suono, entro senza alcuna aspettativa, senza altro che godere dello stare insieme a te a fare due chiacchiere, dall’altra mi risulta tremendo il periodo che intercorre da un incontro all’altro, tra un messaggio e una telefonata. Sono zuccherini che mi accontentano e ristorano un paio di giorni.
Poi io ho ancora bisogno di te. Ma tu non ci sei. Giustamente non ci sei.
Perché tu hai la tua vita e non la mia.
Ma quelle dannate volte che decido di riprendermi il tempo senza aspettarti più, tu arrivi.
Anche con un messaggio del cavolo. Ma tu arrivi e ti riprendi il sacrificio dei miei giorni. E spesso pure la mia serenità.
Quindi lasciami. Stare, andare, morire. Ma lasciami. (Oppure amami).

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